CBR. Tre lettere, una filosofia
Visione, storia e sfide del project leader Takazumi Hayashi
CBR sono tre lettere importanti. Per la Honda contraddistinguono i modelli ad alte prestazioni, con meccaniche a cilindri in linea. Sono le Honda più veloci e sportive. Se CB sta per CluBman (ne abbiamo parlato nel podcast n.10) la R è ovviamente per Race. Gara. Ed è stata usata la prima volta per la prima volta per la CB1100R model year 1981. A pensarci bene, la vera capostipite dei modelli sportivi sono la Benly CB92 SuperSport 1959 e la Dream CB72 SuperSport 1960. Rispettivamente due bicilindriche di 250 cc e 125 cc che iniziarono la saga delle CB e dalle quali sono derivate le versioni corsa (non omologate) CR93 250 e CR72 125.
La prima CBR di fatto e di nome - con la sigla completa - debutta sul mercato nel 1983: la CBR400F è ancora nuda, l’unica CBR naked ma col manubrio basso, ed è destinata al solo mercato giapponese. Gli anni seguenti arriverà poi la versione semicarenata prima e la CBR400F Formula 3 con la prima carenatura integrale Honda.
Da lì la storia CBR si è sviluppata anche in Europa con le prime CBR600F e CBR1000F Aerodeck (1987) con carenatura integrale che nasconde completamente il motore disegnata da Toshiaki Kishi, e via via sviluppate da ingegneri come - Yoshi Oguma, Tadao Baba, Kyoichi Yoshii, Hirofumi Fukunaga, Yuzuru Ishikawa, Fuyuki Hosokawa, Masatoshi Sato - che sono già nella storia recente delle corse e delle Honda sportive.
Benly CB92 SuperSport
Benly CB92 SuperSport
CBR400F
CBR400F
Ora è il momento di Takazumi Hayashi che dopo aver diretto lo sviluppo della CBR600RR reintrodotta come model year 2024 sul mercato europeo, sta lavorando col suo team alla Fireblade del futuro. Un lavoro sempre più difficile. Ispirato dal passato e che rinnova la sfida con l’agguerrita concorrenza per soddisfare una clientela sempre più orientata alle sessioni in circuito.
Un compito più impegnativo per la semplice constatazione che dopo oltre 30 anni di evoluzioni, esperimenti, innovazioni, e modelli diventa oggettivamente molto difficile trovare ulteriori soluzioni per migliorare progetti già tanto affinata. Una premessa doverosa prima di conoscere Takazumi Hayashi. Il project leader che sta raccogliendo l’eredità del leggendario Tadao Baba, che inventando la FireBlade ha fissato i canoni di come dev’essere una moderna supersportiva.
“Sono cresciuto nelle vaste terre del nord di Hokkaido, in Giappone. È alla stessa latitudine di Perugia in Italia, ma in inverno le temperature scendono a -20°C. Quindi è impossibile guidare una moto. Mio padre era appassionato di corse e il mio nome viene da Takazumi Katayama, il primo pilota giapponese a vincere un campionato mondiale (1977 classe 350). A sei anni ho guidato una minicross, ma dopo qualche tempo non ho più toccato la moto. A 10 anni (e fino a 18) mi sono dedicato ai kart. E solo quando sono in Honda ho cominciato a gareggiare insieme ai miei colleghi. Ho corso anche con la CBR600RR e continuo a farlo, ma con una minimoto: la mia Grom 125.
Ho sempre amato creare cose e ho sempre avuto una passione per le macchine. Al tempo mi iscrissi al corso di Ingegneria Meccanica in un National College of Technology. La mia specializzazione era CAD/CAE: mi affascinava che quanto immaginassi nella mia mente prendesse forma in 3D nel computer. Durante gli studi mi ero anche appassionato a suonare il trombone. C’era un ensemble di fiati ed ero molto coinvolto in questo club. Ma quando presi la patente… il mio mondo è cambiato e la passione si è spostato sul mio 50ino. Ho fatto persino un viaggio di due notti e tre giorni con la mia Benly 50.
Però dopo l’università non sono entrato subito in Honda. Prima ho lavorato come progettista meccanico in un'azienda legata ai semiconduttori. È grazie all’influenza di mio padre che ho amato le moto fin da bambino. Così quando ho cominciato a lavorare, ho comprato la mia prima vera moto sportiva: la RVF400. E con quella… sì che mi sono divertito. A fare turismo. A guidare in pista. Poi nel 2006 sono andato a vedere per la prima volta la MotoGP. Gran Premio del Giappone, e sono rimasto profondamente… colpito. Quell’esperienza mi ha segnato. Lì ho deciso che dovevo assolutamente lavorare sulle moto. Allo sviluppo delle moto. Il grande passo è stato fare domanda alla Honda. Curiosamente quel Gran Premio era stato vinto dalla Ducati, ma io avevo già in mente che - se avessi dovuto lavorare con le moto - sarebbe stato solo con la Honda. Perché è il miglior costruttore di moto al mondo. E alla Honda volevo contribuire allo sviluppo di una MotoGP, delle CBR e di qualsiasi altra moto sportiva .Invece, appena entrato in azienda, mi hanno messo a lavorare sullo sviluppo dei SuperCub, per il mercato del Sud-est asiatico (ASEAN). Però fin dall’inizio ho avuto la fortuna di ricevere la guida di Sakamoto-san, che oggi è Chief General Manager per le moto di grossa cilindrata. Così sono passato al gruppo di progettazione delle moto grosse, lavorando su diversi modelli.
Un’altra svolta importante è nel 2017, quando ho contribuito alla progettazione della RC213V-S e della CBR1000RR, sotto la supervisione di Morita-san”.
Morita oggi è presidente di HRE-Italy - il centro di ricerca e sviluppo in Italia - ed è uno dei padri delle recenti Africa Twin, e sta partecipando attivamente alla definizione dei modelli destinati al mercato europeo. Dov’è coinvolto Hayashi.
“Con Morita-san Large Project Leader ho partecipato allo sviluppo della Africa Twin - model year 2018 e 2020 - nel 2022, ho guidato la progettazione del telaio della NT1100 (PL chassis), mentre nel 2024 ho debuttato nel ruolo di LPL (Large Project Leader) per la CBR600RR. In Honda ho avuto la fortuna di avere Sakamoto-san e Morita-san come mentori. Da Sakamoto ho imparato l'importanza di avere il giusto atteggiamento verso il lavoro, e ancora oggi continuo a imparare da lui. Da Morita ho acquisito preziose conoscenze su cosa significhi progettare componenti in modo ottimale”.
Hayashi è ben consapevole di cosa rappresenti il nome CBR. Chiunque abbia gareggiato, chiunque abbia assaggiato l’adrenalina della guida sportiva sa dare alla CBR un significato speciale. Cosa voglia dire quella R in aggiunta. Che nel pieno della guerra commerciale Honda-Yamaha voleva rimarcare la destinazione Racing. Prima di tutto per i clienti europei. Una filosofia che rimane ancora oggi ispirante.
“Il desiderio di competere quando si guida una moto è uno degli istinti fondamentali dell’essere umano. A causa delle normative ambientali, delle esigenze di sicurezza e di fattori politici, il mercato delle moto replica da corsa di classe media si sta riducendo. Tuttavia, vogliamo riaccendere questo spirito competitivo naturale e dare nuovo vigore al mercato. Con questo obiettivo abbiamo sviluppato la CBR600RR e le vendite stanno andando bene: abbiamo raggiunto il nostro obiettivo. Il modello sta affascinando gli appassionati come speravamo. Anche se rispettare le normative sulle emissioni comporta diverse sfide tecniche stringenti. Ad esempio, l’ingrandimento del catalizzatore può ridurre la potenza e aumentare il peso. Ma sono necessari. La diagnostica per la normativa Euro 5+ richiede sensori ad alta precisione, particolarmente difficili da integrare nei motori con elevati regimi di rotazione delle supersportive. Le forti vibrazioni del motore rendono complesso garantire la durata dei sensori. La loro affidabilità nel tempo. Nonostante queste difficoltà, la CBR600RR del 2024 è riuscita ad aumentare la potenza e a ridurre il peso rispetto al modello precedente, ritirato dal mercato europeo nel 2017”.
Un risultato che certifica sempre la buona riuscita nel progetto di una supersportiva.
“Dotando la moto di vari sensori e delle più recenti tecnologie di controllo elettronico, pur aumentando le prestazioni siamo riusciti a soddisfare le rigide normative. Grazie alle simulazioni, abbiamo analizzato oltre 100 varianti di sistemi di distribuzione - camme e conformazione di aspirazione e scarico - per scegliere la configurazione ottimale, raggiungendo sia alte prestazioni che conformità normativa”.
Per la Fireblade il discorso invece è cambiato. Oggi la CBR1000RR non vuole essere “soltanto” una moto sportiva da strada, godibile e divertente su strada e in circuito. Le prime FireBlade - quelle pensate da Baba e Fukunaga - non volevano rispettare nessun regolamento tecnico-sportivo per il campionato del mondo Superbike.
Hanno gareggiato in tante occasioni, è vero, per la gioia e la passione dei loro clienti che si sono divertiti in gare di club e categorie aperte a ogni cilindrata. Adesso invece i regolamenti per i campionati Superbike sono diversi. Già da da qualche anno la Fireblade è la base per sviluppare la versione HRC ufficiale che gareggia nel mondiale Superbike e che vince la 8 Ore di Suzuka.
“Dal modello 2020, la Fireblade è stata rinominata RR-R. Il concetto di “Total Control per la pista” si è evoluto in una specializzazione per le gare. Dall’altra parte, la 600RR mantiene il suo concetto tradizionale di equilibrio tra prestazioni in gara e usabilità su strada. Pertanto, il modello che punta maggiormente sulle prestazioni da corsa è la Fireblade. Poi è un dato di fatto: la categoria Supersport a livello mondiale è in declino. Rispetto al passato, quando la produzione di massa era più sostenibile, i costi di produzione sono aumentati significativamente. L’adeguamento alle normative - come le modifiche al catalizzatore e l’aggiunta di sofisticati sensori di cui parlavo prima - ha comportato ulteriori aumenti dei costi. Con la CBR600RR, il nostro obiettivo era offrire un’autentica supersportiva “d’ingresso” senza far salire troppo il prezzo. Una moto accessibile a un’ampia clientela. Il controllo dei costi è stato uno dei principali obiettivi. Ma dal punto di vista della progettazione, la nostra filosofia è coerente: puntiamo alle prestazioni in pista, in gara. Questo principio non cambia, indipendentemente dal volume di produzione più contenuto”.
Un ruolo - quello delle race-replica, delle repliche da gara - che apparteneva ai modelli con motore V4 quando sono nate la CB1100R e la CBR900RR FireBlade (con la B maiuscola, tolta in onore del pensionamento di Baba).
”I motori V4 e V5 sono fondamentalmente progettati per vincere le gare, ed è per questo che le Honda MotoGP utilizzano ancora oggi motori V4. D'altra parte, la serie CBR non si concentra solo sulle prestazioni in gara, ma tiene conto anche dell'uso su strada. Per renderla accessibile a una schiera più ampia di motociclisti, offre un vantaggio in termini di costi rispetto ai motori V4. Come tutti sanno, i motori a quattro cilindri in linea offrono un suono esaltante ad alto regime, un feeling di guida straordinario. E come sostiene uno dei nostri massimi esperti - Ishikawa-san - una maggior libertà concettuale nell’interpretazione di un moderno telaio”.
Sì, proprio quel Yuzuru Ishikawa che da giovane, appena assunto alla Honda, ebbe come primo incarico di disegnare il cavalletto laterale per la CBR1100XX. Ishikawa, neolaureato con una preparazione sui calcoli degli elementi finiti - in gergo FEM - in pochi giorni grazie al suo talento matematico è stato prima promosso al calcolo dell’intero telaio CBR1100XX (al tempo la moto da strada più veloce al mondo) e poi lanciato nel team di Yoshimura-san per concepire la Honda RC211V. La Honda V5 che ha dominato le prime stagioni di MotoGP.
Torniamo alla FireBlade. Quella con la B maiuscola. Quella inventata da Tadao Baba. Un “ingegnere” fra virgolette perché Baba ingegnere non è. Baba è stato il primo tecnico non laureato a diventare responsabile di interi progetti. E il sunto trasmesso e mantenuto dai suoi successori è l’epitaffio che scrive alla fine della commemorazione per il 30° anniversario della CBR FireBlade. Nel commovente video (su YouTube: Fireblade 30th Anniversary: Three Decades of Continuous Challenges) girato al Motegi Museum insieme a Hirofumi Fukunaga, Yuzuru Hishikawa, Fuyuki Hosokawa alla fine la camera inquadra Baba chino su un foglio di carta:
“La moto supersportiva leggera che offre la massima sensazione del piacere di guida. Firmato CBR900RR FireBlade”.
Torniamo alla FireBlade. Quella con la B maiuscola. Quella inventata da Tadao Baba. Un “ingegnere” fra virgolette perché Baba ingegnere non è. Baba è stato il primo tecnico non laureato a diventare responsabile di interi progetti. E il sunto trasmesso e mantenuto dai suoi successori è l’epitaffio che scrive alla fine della commemorazione per il 30° anniversario della CBR FireBlade. Nel commovente video (su YouTube: Fireblade 30th Anniversary: Three Decades of Continuous Challenges) girato al Motegi Museum insieme a Hirofumi Fukunaga, Yuzuru Hishikawa, Fuyuki Hosokawa alla fine la camera inquadra Baba chino su un foglio di carta:
“La moto supersportiva leggera che offre la massima sensazione del piacere di guida. Firmato CBR900RR FireBlade”.
Lo ha scritto lui. Lo ha scritto Tadao Baba.
Anche questa è un’altra storia.
Fireblade 30th Anniversary: Three Decades of Continuous Challenges



