Quando il rosso era proibito
“Sì, conosco Honda, ma non ho mai sentito parlare di Honda R&D. E comunque il rosso è vietato. Come il bianco. La saluto”.
Mitsugi Akita - addetto alle relazioni col Ministero per conto di Honda R&D - lo ricorda bene. “Mi congedarono così al Ministero dei Trasporti. Freddi e scortesi. Per tutto il tragitto di ritorno in ufficio mi sentii depresso. Profondamente depresso. Non sapevo neppure come affrontare il signor Honda. Come riferirgli di questo rifiuto”.
La questione oggi appare banale, ma in Giappone… nel Giappone del 1961… non si può verniciare un veicolo di rosso o di bianco. È proibito per legge. Perché si potrebbe confondere coi colori di una autobotte dei pompieri o un’ambulanza di soccorso.
Ma a Soichiro Honda il rosso piace. Sta preparando il suo ingresso nel mercato auto e vuole la sua prima auto da vendere rossa.
L’idea gli è venuta ammirando la maquette della S360 preparata Masao Kawamura, responsabile del design della carrozzeria. Il prototipo della S360 è una piccola spider che Masao ha fatto verniciare in un bell’arancio rossastro. Quando Soichiro la osserva non ha dubbi: “Sarà rossa. Dovrai verniciarla di un bel rosso scarlatto!”.
Masao è entusiasta, cambia subito il colore e qualche giorno dopo la mostra al grande capo. Soichiro è contento e approva… ma c’è il problema del divieto e dopo ripetuti tentativi al ministero, il povero Akita non sa più come riferire a Soichiro.
Per Honda il colore rosso è già diventata una piccola tradizione. Funziona. Per i giapponesi è un colore sacro, di buon auspicio, è nei colonnati dei templi. Simboleggia la felicità.
Soichiro l’ha adottato per distinguere il suo primo Cub Type F, un motore ausiliario per biciclette che veniva promosso col semplice slogan “serbatoio bianco, motore rosso”. Un motorino di grande successo, che aveva fatto conoscere il nome Honda e i suoi motori erano “quelli rossi”.
È quel colore ha contraddistinto anche l’F150, primo motocoltivatore Honda. Nel Giappone degli anni ’50 solo il 6% di contadini aveva un coltivatore meccanizzato. Possederne uno significava automaticamente… trovare moglie. Nel 1961 Honda comincia a produrre gli F150 rossi e se ne vendono così tanti - 20mila in 13 anni, più di qualsiasi precedente concorrente - che il fenomeno nelle campagne è battezzato “il ciclone Honda”.
Quando Sony presenta la prima Tv portatile per Soichiro è un altro assist importante. Serve un elettrogeneratore e coi suoi motori ausiliari vuole subito realizzarne uno. Il primo prototipo non lo soddisfa e rimane tale. Per la versione definitiva chiama il suo designer migliore. Se ne occupa direttamente Jozaburo Kimura, padre del SuperCub. Quando verrà commercializzato, nel 1965, sarà leggero, portatile, semplice, intuitivo. E rosso!
È quel colore ha contraddistinto anche l’F150, primo motocoltivatore Honda. Nel Giappone degli anni ’50 solo il 6% di contadini aveva un coltivatore meccanizzato. Possederne uno significava automaticamente… trovare moglie. Nel 1961 Honda comincia a produrre gli F150 rossi e se ne vendono così tanti - 20mila in 13 anni, più di qualsiasi precedente concorrente - che il fenomeno nelle campagne è battezzato “il ciclone Honda”.
Quando Sony presenta la prima TV portatile per Soichiro è un altro assist importante. Serve un elettrogeneratore e coi suoi motori ausiliari vuole subito realizzarne uno. Il primo prototipo non lo soddisfa e rimane tale. Per la versione definitiva chiama il suo designer migliore. Se ne occupa direttamente Jozaburo Kimura, padre del SuperCub. Quando verrà commercializzato, nel 1965, sarà leggero, portatile, semplice, intuitivo. E rosso!
Ma per le auto il rosso nel 1961 è ancora vietato e Soichiro attacca com’è nel suo stile. D’altronde con le Istituzioni è abituato a lottare, non è la prima volta che si trova a contestare le loro scelte e lo status quo . L’accelerazione dell’ingresso nel mercato automobilistico, anticipando lo sviluppo delle prime Honda a quattro ruote è causato proprio dalla proposta del MITI, che vuole congelare il panorama dei costruttori automobilistici così com’è.
La proposta di legge del MITI - il National Car Concept del 1955 - viene rilasciata nel '55 e invita le case a sviluppare delle piccole auto a quattro posti, in grado di arrivare a 100 orari, da vendere a 150mila Yen. È una proposta che vuole favorire la motorizzazione di massa in Giappone come sta già avvenendo in altri Paesi occidentali, ed ovviamente è caldeggiata dall’industria esistente e da quella emergente. Ma i costruttori accettati dal Ministero saranno elencati in una lista chiusa fra quelli già esistenti.
Soichiro lo sa e al MITI lo hanno già sentito urlare la sua contrarietà. Ma stavolta non c’è alternativa: prima che questa risoluzione venga messa ai voti alla Dieta (il parlamento giapponese), Soichiro deve entrare sul mercato. Dimostrare coi fatti e qualche modello in vendita che anche la Honda è un costruttore già presente.
Dei due prototipi e del motore 4 cilindri a V in sviluppo nella terza sezione dell’Honda R&D appositamente istituita, sopravvive soltanto il camioncino T360. Soichiro ha riflettuto sulle reali opportunità di doversi confrontare con costruttori già esperti e le loro reti di vendita già bene organizzate. I concessionari Honda sono stati i primi a chiedere al grande capo e al suo braccio destro Fujisawa delle auto da vendere. Nella stagione invernale col freddo le vendite delle due ruote rallentano. Ma i concessionari Honda sono dei concessionari di moto. Solo dei concessionari di moto. La Honda è prima di tutto un costruttore di moto.
Soichiro lo sa, non gli conviene debuttare sul mercato auto scontrandosi subito con Toyota, Mazda e tutti gli altri che sono arrivati prima di lui. Il progetto della N360, la piccola auto a quattro posti viene cancellato. Il camioncino no. Fujisawa ha studiato il mercato interno: in Giappone è ancora soprattutto un business di veicoli commerciali (alla fine degli anni ’50). Fujisawa intuisce che c’è spazio per un veicolo affidabile e versatile.
Invece Soichiro Honda per costruire la sua prima auto sposta l’obiettivo su una sportiva. Anzi, una piccola spider due posti!
Invece di confrontarsi con le altre case più strutturate e affermate con un’altra piccola utilitaria da 360 cc (limite di cilindrata favorito dal ministero con incentivi fiscali), cerca un cliente diverso. Chiede ai suoi una sollecitazione diversa per solleticare una clientela più sportiva.
Ci riesce. A Tokyo il 25 ottobre apre la nona edizione di un’esposizione che durerà 13 giorni. E il debutto a quattro ruote della Honda - allo stand sono esposte due versioni della spider (S360 e S500) e il camioncino T360 - è una delle attrazioni per oltre un milione di visitatori. Il camioncino è un normale color pastello, le due spider sono nei colori vietati: una è bianca (la S360), l’altra… è rossa.
È il 1962, il mercato auto sta suscitando un interesse clamoroso e Soichiro alimenta l’attesa della commercializzazione con un’altra mossa. Una campagna pubblicitaria che si traduce in un concorso: indovinare il prezzo della nuove Honda spider raccoglie un’adesione enorme. Rispondono 5.735.417 persone. Milioni di persone che devono indovinare o avvicinarsi al prezzo ufficiale - soltanto di 459mila Yen per la S500 - che viene annunciato a luglio. Ad agosto iniziano le consegne dei primi T360, a ottobre entra in produzione la sola S500.
Disponibili nei colori vietati. Perché Soichiro ha già vinto la battaglia col ministero dei trasporti.
Prima di rimandare Mitsugi Akita al ministero per l’ennesima richiesta, sul maggiore quotidiano compra uno spazio per pubblicare la sua opinione. Paga per pubblicare una lettera chiaramente indirizzata. Nessuna ambiguità. Il testo è chiarissimo: "Il rosso è il colore fondamentale del design - scrive Soichiro - Come possono vietarlo per legge? Non conosco nessun’altra nazione industriale al mondo in cui lo Stato monopolizzi l’uso dei colori”.
È un’altra scelta coraggiosa, perché Soichiro è già abbastanza schierato contro le istituzioni e questa è assolutamente un’altra provocazione. Temeraria in un Paese tanto tradizionalista come il suo. Soichiro Honda gioca la carta direttamente sull’opinione pubblica.
Quando Akita torna al Ministero, l’approvazione per l’impiego del bianco e del rosso è concessa. Eccitato, trafelato torna subito in ufficio. Trova Soichiro, riferisce e con grande sorpresa lo trova abbastanza calmo: “Con mia grande sorpresa, mi risponde semplicemente con un <<Oh bene. Questo è un bene >> e se ne va”. Solamente la Honda aveva lottato per cambiare questa regola, e poi dopo anche gli altri costruttori giapponesi hanno iniziato a usare questi due colori sui loro veicoli”.
Probabilmente Soichiro stava già guardando avanti. Alla sua battaglia contro il tempo, contro il MITI. E anche questa è un’altra storia.
Dulcis in fundo, nel 2001, la Honda ha designato il colore rosso - l’Honda Red - quale simbolo aziendale. Un diritto e un onore che Soichiro si è davvero guadagnato.

